Dopo la sottoscrizione del documento intersocietario che avevamo presentato qui, AsNAS Lombardia, insieme a SItI, SNOP e Unpisi, è stata convocata il 15 marzo 2017 in Commissione III "Sanità e Politiche Sociali" nell'ambito delle audizioni in merito alla PDA n. 51 “Piano regionale di Prevenzione 2014 – 2018”.

A rappresentare l'associazione lombarda degli assistenti sanitari, sono intervenute la presidente Giuliana Bodini e la consigliera Patrizia Bettinelli.

L'occasione è stata sfruttata appieno per portare all'attenzione dei consiglieri regionali i temi core della professione e le criticità attuali nei servizi dedicati alla prevenzione: le attività di promozione della salute secondo un approccio olistico, le vaccinazioni, la promozione della salute nel setting scolastico e per le famiglie, il rapporto con le Università per la formazione di base, la ricerca, l'invecchiamento della popolazione professionale, la mancanza di turn over, la necessità di personale specificatamente dedicato e formato per la prevenzione sanitaria.

Di seguito l'intervento di Bodini.

"La professione di assistente sanitario è una professione antica per l'area della prevenzione, diciamo che ha un tratto tipicamente lombardo, Regione Lombardia ne ha usufruito sempre molto e noi riteniamo che alla posizione di Regione Lombardia, che è stata a livello internazionale ai primi posti per l'area della salute delle persone e per la prevenzione, abbia contribuito fortemente anche la nostra professione. Purtroppo, però, devo segnalare che negli ultimi tempi è in una condizione di oggettiva difficoltà. La nostra formazione, insieme a quella dei tecnici della prevenzione, con il passaggio all'Università è stata bloccata per alcuni anni. La nostra popolazione professionale sta invecchiando e molti colleghi sono in uscita senza che ci sia un'opportuna valutazione e attenzione al turnover e quindi al reintegro dei nostri colleghi e della nostra professione.

Per quanto attiene al piano di prevenzione abbiamo alcune considerazioni da fare. Intanto ci piace molto che sia un piano che dà così tanta attenzione alla promozione della salute, il nostro campo di lavoro, di battaglia fin dalla nascita di questa professione. Ci piace perché è trasversale a tutte le varie attività. Dobbiamo sottolineare, però, un'attenzione che dobbiamo avere a quest'area di intervento che spesso è trattata in maniera semplicistica o legata molto allo slogan e vogliamo ricordare che non la possiamo ridurre semplicemente alla divulgazione di stili di vita corretti. Lo affermano le carte principali di riferimento, la Carta di Ottawa stessa afferma che la promozione della salute non si risolve certamente con lo stile di vita. Allora è necessario l'approfondimento nella promozione della salute, noi chiediamo di andare avanti in questo studio, in questa ricerca come Regione, utilizzando le risorse formate per fare questo tipo di riflessione e di ricerca. Per quanto riguarda un altro aspetto del piano, ci interessa che si parli anche di ridurre lo svantaggio della popolazione come lavoro su un determinante di salute importante. Noi siamo quegli operatori, insieme ad altre figure professionali, che hanno lavorato da sempre nel cercare di ridurre lo svantaggio di alcune categorie di popolazione.

Vi faccio un esempio e riprendo il discorso dei colleghi che mi hanno preceduto, che ovviamente condividiamo in pieno come associazione, che è quello legato alle vaccinazioni. Il dottor Gattinoni ha chiesto che venga preparato e presentato un documento rispetto agli standard per la vaccinazione, noi condividiamo pienamente questa posizione. Per la vaccinazione, la categoria svantaggiata, le persone svantaggiate devono essere accompagnate, devono essere portate ad arrivare all'ambulatorio vaccinale. Vengono scoperti bambini che non sono vaccinati fino a cinque o sei anni. Questo non può succedere, secondo me, in uno Stato italiano con le risorse che abbiamo e con le possibilità che abbiamo. Non succedeva, secondo me, qualche tempo fa, quando avevamo una rete di assistenti sanitari che lavoravano su tutti i comuni e avevano un'attenzione precisa alla popolazione di riferimento. Per l'ambito vaccinale sicuramente anche noi ribadiamo prima di tutto risorse dedicate, formate, come è la figura che rappresentiamo, e con ambienti che siano adatti all'attività vaccinale e con tempi studiati per poterci consentire di lavorare bene. Con il passaggio all'ASST noi ci confrontiamo con operatori che sono abituati a pensare i tempi di intervento con la logica ospedaliera e noi invece dobbiamo lavorare con i tempi di intervento che sono della logica territoriale. Un colloquio vaccinale dove io devo lavorare su una mamma perché si convinca a vaccinare il proprio figlio mi vede impegnata su due realtà: o è la mamma con una cultura piuttosto approfondita che fa ostruzionismo alla vaccinazione e documenta e io devo essere in grado di andare avanti in questa discussione per portarla alla scelta di vaccinare, o mi posso trovare con la mamma incompetente alla quale devo dare tutti gli strumenti per arrivare a comprendere la vaccinazione, o con la mamma extracomunitaria che ha bisogno di informazioni. Non è possibile, quindi, pensare ad una vaccinazione fatta in cinque minuti altrimenti non stiamo lavorando assolutamente bene. Altro aspetto. Il momento vaccinale è un momento di incontro con un bambino che è appena nato e che dovrebbe avere messe a disposizione dalla comunità tutte le potenzialità per vivere bene. Con queste mamme noi abbiamo sempre fatto un lavoro di individuazione delle famiglie a rischio, anche della depressione materna. Una mamma depressa è una mamma che non riesce a sviluppare bene le potenzialità del bambino e sappiamo che ci sono danni che poi si trascinano nel tempo e quindi noi dobbiamo cercare di individuare le persone che hanno bisogno per dare loro un aiuto.

Un'altra area che è molto di interesse per noi ed è sempre stata di interesse è quella della promozione della salute nella scuola. Anche qua dobbiamo entrare un po' di più a vedere operativamente, anche con dei provvedimenti, com'è questa attività di promozione della salute nella scuola. Noi chiediamo di poter essere presenti nella scuola come lo siamo sempre stati per poter veramente portare nella scuola di nuovo un sistema di sorveglianza, un sistema di controllo, un sistema di promozione della salute, riportare ancora un'idea del corpo nella scuola. Gli studenti non sono solo menti che devono imparare, menti che devono riprodurre quanto viene detto dagli insegnanti, ma sono anche corpi che hanno delle necessità, che hanno delle esigenze. Per quanto riguarda il mondo della scuola cerco di riportarvi quelle che sono le emergenze che noi vediamo nella comunità e non possiamo pensare che le telecamere siano la soluzione della crisi che sta attraversando il mondo della scuola. Le telecamere possono essere un mezzo, ma noi dobbiamo pensare che le situazioni di aggressività che stiamo vedendo da parte dei docenti nel mondo della scuola sono la punta dell'iceberg di un malessere. La stessa scuola, leggevo nel vostro piano, denuncia di essere sovraccaricata. Di questo malessere l'istituzione sanitaria se ne deve fare carico con un intervento di promozione della salute rivolto a questi lavoratori della scuola perché abbiano spazi di promozione della salute, perché non possiamo mettere tutti in galera e risolvere con la telecamera che va ad indagare. Il malessere nella scuola c'è sempre stato e la nostra presenza all'interno delle scuole ha fatto molto perché ci fosse un controllo anche di questa situazione, di questo sistema, creando una condizione anche di controllo sui docenti e sulle altre figure presenti all'interno del mondo della scuola. La scuola non può essere un sistema chiuso che definisce quali sono i bisogni di salute, un sistema chiuso che fa l'educazione e la promozione della salute, ma deve essere un sistema dove anche le istituzioni sanitarie entrano e vanno a svolgere il loro ruolo che è quello di collaborare all'identificazione dei bisogni di salute, che non può essere fatto esclusivamente dal dirigente scolastico. 

Nel piano non è stato trattato il tema della famiglia, così come non abbiamo visto accennare alla salute di tutta una popolazione che non arriva a colpire magari l'interesse perché sono i giovani studenti che non vanno più a scuola, perché sono i disoccupati, perché sono gli immigrati, perché sono i profughi. Tutte queste categorie sono nella nostra osservazione, noi lavoriamo in mezzo alla gente, siamo dei camminanti in mezzo alla comunità. Io penso che tutto quello che io ho raccontato stia nel capitolo della promozione della salute della comunità e vogliamo veramente che la nostra figura professionale venga tenuta presente e vogliamo dei tavoli di confronto anche sulle strategie che pensiamo per questi tipi di realtà. Mi potrei fermare sul problema della home visiting, delle visite domiciliari che vengono fatte nel periodo dopo la nascita del bambino. Sono una situazione molto importante, l'Inghilterra le ha riprese completamente con un'assunzione importante di personale perché servono per il controllo della comunità, servono per promuovere la salute nelle famiglie e forse tante violenze all'interno della famiglia possono essere lette prima che diventino una tragedia.

Continuo parlando del rapporto con l'Università. Le nostre professioni hanno bisogno che la Regione, che dà i soldi, finanzia la nostra formazione con le Università, sia più presente per vedere come l'Università lavora con le nostre professioni affinché il personale che viene pagato dalla Regione per lavorare per l'Università sia effettivamente dedicato alla formazione.

L'ultima cosa è l'aspetto della ricerca. Sottolineo che la ricerca non può essere soltanto pensata a livello clinico dell'ospedale, dei reparti ospedalieri. Noi della prevenzione abbiamo bisogno di ricerca, la prevenzione si alimenta nella ricerca. Noi dobbiamo essere immediatamente pronti per tutte le novità che si vanno a realizzare sul territorio e quindi dobbiamo avere tempi e personale per poter svolgere bene il nostro lavoro e svolgerlo con un occhio indispensabile perché non si fa prevenzione se non si inserisce immediatamente nel nostro intervento un approccio di ricerca.

Credo di avere detto tutto. Chiudo rammentando che abbiamo veramente, per la criticità dei servizi, la necessità di aumentare il personale, gli assistenti sanitari destinati all'ambito della prevenzione. Lo denuncio come presidente di associazione per le numerose segnalazioni che mi vengono dalle colleghe per la difficoltà enorme di questi ultimi mesi sulla pratica vaccinale. Sono tempestate di telefonate e di richieste anche per la criticità legata alla meningite. Non possiamo pensare di potere affrontare i problemi senza avere risorse."

Per conoscere gli interventi delle altre Associazioni e Società scientifiche presenti all'Audizione, è possibile scaricare il verbale integrale disponibile in questa pagina.

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