Il 18 febbraio 2026, presso l'Aula Pocchiari dell'Istituto Superiore di Sanità a Roma, si è tenuto il convegno "Le visite domiciliari come strumento di promozione di salute e di equità nei primi 1000 giorni. Evidenze, politiche, pratiche e prospettive", organizzato dal Centro Nazionale per la Prevenzione delle Malattie e la Promozione della Salute (CNaPPS) dell'ISS in collaborazione con il CSB – Centro per la Salute delle Bambine e dei Bambini.

L'evento ha rappresentato un'importante occasione di confronto nazionale su un tema di grande rilevanza per la salute pubblica: il supporto alle famiglie nella fase più delicata della vita, dalla gravidanza ai primi due anni del bambino. Come ha sottolineato il presidente dell'ISS Rocco Bellantone in apertura, parlare dei primi 1000 giorni significa parlare di prevenzione nel suo senso più pieno: delle disuguaglianze, delle fragilità, delle malattie croniche, ma anche della solitudine genitoriale e della perdita di fiducia nei servizi. Studi internazionali ne hanno dimostrato gli effetti benefici, al punto che l'OMS sta lavorando a una revisione sistematica della letteratura già basata su 99 articoli scientifici.

AsNAS era presente con una propria rappresentante, Laura Paderni, componente del Gruppo di lavoro famiglia, affettività e sessualità della nostra Associazione. "Il Piano Infanzia e Adolescenza e il Piano di Azione Nazionale Garanzia Infanzia indicano le visite domiciliari come intervento prioritario nei primi 1000 giorni — afferma Elena Nichetti, presidente di ASNAS —. In questo scenario, l'Assistente Sanitario non è una figura complementare: prevenzione, promozione della salute, lavoro di rete e raccordo con i servizi territoriali sono le coordinate del nostro profilo professionale, con una presenza consolidata nei consultori e nei servizi di comunità. Che queste competenze siano state riconosciute in un contesto scientifico nazionale di questo livello conferma la centralità della nostra figura nei programmi di salute pubblica. AsNAS intende contribuire attivamente a questo dibattito."

Abbiamo rivolto alcune domande alla collega Paderni, dopo l'esperienza all'ISS.

Qual è stata l'atmosfera generale del convegno e quali sono stati, a tuo avviso, i messaggi più significativi emersi nel corso della giornata?

L’atmosfera generale del convegno è stata caratterizzata da un grande fermento e da un forte coinvolgimento da parte di tutti i partecipanti. Ho particolarmente apprezzato la centralità che nei vari interventi è stata data al tema della multiprofessionalità, intesa come collaborazione tra diverse figure, in particolare sanitarie e socio-sanitarie, ciascuna con un ruolo essenziale e che dà un contributo specifico e complementare. Il convegno era dedicato ai programmi di accompagnamento e supporto alla genitorialità basati sulle visite domiciliari nei primi 1000 giorni di vita ed è emerso diverse volte come queste siano un intervento universale di salute pubblica, capace di garantire il concetto di equità, che è uno dei principi fondamentali del Servizio Sanitario Nazionale.

Il convegno ha fatto il punto anche sulla situazione italiana, dove questi programmi sono attivi in modo disomogeneo sul territorio. Quali modelli o esperienze ti hanno colpito di più tra quelli presentati?

Tra le molteplici esperienze presentate, due mi hanno colpito in particolare: quella storica dell’AUSL Romagna e quella dell’ASL Roma 1 all’interno dell’UOSD Centro Salute Migranti Forzati - SaMiFo.

Il modello attuato presso l’AUSL della Romagna, presente sin dalla fine del secolo scorso, si distingue per l’integrazione tra rete sanitaria, socio‑sanitaria e socio‑educativa. L’organizzazione del lavoro si basa su un’équipe multiprofessionale (ostetriche, assistenti sanitari, assistenti sociali…), il cui operato è favorito dal fatto che il Dipartimento Salute Donna, Infanzia e Adolescenza comprenda al proprio interno sia l’UOC Consultorio Familiare che l’UOC Pediatria di Comunità, promuovendo così un efficace lavoro di rete.

L’intervento dell'ASL Roma 1, dal titolo “Il sostegno alle famiglie migranti”, ha invece riguardato l’organizzazione delle attività nel periodo successivo al parto all’interno dell’UOSD Centro Salute Migranti Forzati (SaMiFo), che si occupa della cura e dell’assistenza di richiedenti asilo e titolari di protezione internazionale. In questo contesto, caratterizzato da fragilità multiple e da condizioni abitative non ideali, diventa ancora più rilevante puntare su interventi che migliorino l’empowerment della donna.

Giorgio Tamburlini (Centro per la Salute delle Bambine e dei Bambini - CSB), nel suo intervento, ha fatto riferimento alla figura dell'Assistente Sanitario. In che contesto è emerso questo riconoscimento e cosa ha significato per te sentire citata la nostra professione in un contesto nazionale di questo livello?

Il riferimento di Giorgio Tamburlini alla figura dell’Assistente Sanitario è emerso nel contesto della spiegazione delle diverse figure che dovrebbero essere coinvolte nell’implementazione dei servizi sul territorio e delle visite domiciliari nei primi 1000 giorni, i quali richiedono un team di professionisti qualificati con competenze complesse e multidisciplinari, capaci di rispondere alle molteplici esigenze delle famiglie in un periodo delicato come questo. Sentire la nostra professione citata in un contesto nazionale di questo livello è stato motivo di grande orgoglio e di rinnovata consapevolezza del valore e dell’attualità della nostra professione e del nostro contributo all’interno dei servizi territoriali. 

Le visite domiciliari richiedono competenze trasversali — educative, relazionali, di counselling, di raccordo con i servizi — che sono parte integrante del profilo dell'Assistente Sanitario. Secondo te, quali spazi concreti esistono oggi, o potrebbero aprirsi, per un nostro coinvolgimento strutturato in questi programmi?

L’Assistente Sanitario opera già all’interno dei consultori familiari e, storicamente, questo è sempre stato uno dei suoi ambiti d’intervento privilegiati. Le competenze specifiche del profilo professionale sono pienamente coerenti con le finalità delle visite domiciliari.

Nel documento “In Punta di Piedi”, elaborato dal CSB - Centro per la Salute delle Bambine e dei Bambini con il contributo dell’Istituto Superiore di Sanità e di altri enti ed associazioni riguardo le visite domiciliari, è riportato chiaramente che la nostra professione, attraverso un’adeguata formazione sulle tematiche relative alle cure pre e post natali e al sostegno alle competenze genitoriali, può essere una figura di raccordo tra i servizi nell’ambito delle case di comunità, In particolare, viene sottolineato come gli assistenti sanitari consentano di garantire il primo livello di assistenza, quello universale. In questo documento, sono identificate le visite a 6-8 settimane e a 4-5 mesi di vita del neonato come offerte anche dall’Assistente Sanitario, in un’ottica di sostegno alla genitorialità e promozione della salute.

Le famiglie nei primi 1000 giorni hanno bisogno di qualcuno che le aiuti a prevenire gli incidenti domestici, a orientarsi tra i servizi, a rafforzare le proprie competenze genitoriali. Sono bisogni reali, quotidiani, che l'Assistente Sanitario — per formazione, profilo professionale e codice deontologico — è in grado di intercettare e accompagnare.

C'è qualcosa che hai portato a casa da questa giornata — un'idea, uno spunto, una riflessione — che vorresti condividere con i colleghi di AsNAS?

Da questa giornata, porto a casa la consapevolezza che ci possano essere nuove opportunità da cogliere per la figura dell’Assistente Sanitario. La professione è orientata alla prevenzione e alla promozione della salute,  è da sempre presente nei consultori e mette la famiglia e la comunità al centro del suo agire quotidiano: questi elementi rappresentano non solo una competenza acquisita, ma un’identità professionale da riaffermare e rendere visibile.