La Direzione generale della prevenzione sanitaria del Ministero della Salute ha emanato in data 26 luglio 2017 una circolare di "Aggiornamento delle raccomandazioni di prevenzione e immunoprofilassi in relazione alla epidemia di Epatite A". Di seguito il contenuto della nota.
Dal dicembre del 2016 sono stati osservati, in Europa, diversi focolai di infezione da virus dell’epatite A. L’ECDC, attraverso la pubblicazione del Rapid Risk Assessment di dicembre 2016, febbraio e maggio 2017, rilevava che i focolai epidemici erano particolarmente diffusi tra i maschi che fanno sesso con maschi (MSM); l’aumento del numero di casi coinvolgeva 13 Paesi dell’Unione Europea ed era riconducibile a tre distinti cluster caratterizzati sulla base del sequenziamento genico dei tre ceppi virali HAV del genotipo IA responsabili: VRD_521_2016, V16-25801 e RIVM-HAV16-090. In particolare, la Spagna e l’Italia hanno riportato un considerevole incremento dei casi rispetto agli anni precedenti. In Italia, nel periodo agosto 2016-aprile 2017, sono stati notificati 1.410 casi, rispetto ai 142 osservati nello stesso periodo dell’anno precedente: l’incremento è stato di circa 10 volte (4,1x100.000 rispetto a 0,4x100.000 nell’anno precedente). L’età mediana dei casi è di 35 anni (range: 1-95), maggiore di quella osservata nell’anno precedente. Riguardo alla distribuzione per i fattori di rischio, appare rilevante che in questa epidemia l’85,9% dei casi è stato registrato nel sesso maschile (nel 2015 il 58,5% dei casi interessava il sesso maschile) e che, oltre ai fattori classicamente riconosciuti come consumi di alimenti contaminati e viaggi in zone endemiche, il 60,8% dei casi ha dichiarato di essere MSM (nel 2015 solo l’8,0% dei casi interessava MSM). Nei primi mesi epidemici il maggior numero di casi è stato osservato nella regione Lazio; in seguito è stato registrato un incremento in diverse regioni italiane, soprattutto in Lombardia, Veneto, Emilia Romagna, Toscana, Liguria e Campania. L’eccesso dei casi è presente principalmente nelle grandi città (nel Lazio, l’86% dei casi sono stati segnalati a Roma e in Lombardia, il 59% a Milano). Attualmente i dati mostrano che l’epidemia si sta diffondendo nella popolazione generale. Le analisi molecolari indicano che i soggetti interessati risultano infettati da virus con sequenza identica ai 4 ceppi epidemici isolati dai focolai presenti negli altri Paesi europei: VRD_521_2016 (UK), V16-25801 (DE), RIVM-HAV16-069 (NL), RIVN-HAV16-090 (NL); ceppi mai rilevati in Italia prima dell’estate 2016. Dei 155 casi confermati, 114 erano ascrivibili al ceppo VRD_521_2016, 35 al ceppo RIVM-HAV- 16-090, 5 al ceppo V16-25801 e solo 1 al ceppo RIVM-HAV-16-069.