Quanto accaduto a Palermo pone un interrogativo che va oltre il singolo caso: qual è la nostra capacità di mantenere nel tempo i risultati raggiunti contro malattie evitabili attraverso la vaccinazione?

Le vaccinazioni hanno reso rare malattie che per decenni hanno causato sofferenza, disabilità e morte, riducendo però anche la percezione del loro pericolo. È il caso della difterite: vaccino obbligatorio dal 1939, ultimo caso pediatrico autoctono nel 1996, ultimo decesso nel 1991. Questa lunga assenza testimonia l’efficacia della vaccinazione, ma richiede il mantenimento di una copertura elevata: per la difterite la soglia di immunità di gregge è stimata intorno al 95%, non più raggiunta in alcune aree del Paese.

Negli ultimi anni sicurezza ed efficacia dei vaccini sono state messe in dubbio da informazioni prive di fondamento scientifico, alimentando l’esitazione vaccinale: le recrudescenze del morbillo mostrano come le malattie prevenibili possano tornare a circolare quando si accumulano soggetti non immunizzati.

Se sarà confermato che la morte della bambina è stata causata dalla difterite e che non era vaccinata, si tratterà di una sconfitta per l’intero mondo della prevenzione: non un evento da cui partire per cercare colpevoli, ma un campanello d’allarme sul quale il sistema sanitario deve interrogarsi.

Avere vaccini sicuri, efficaci e gratuiti non basta: serve un sistema capace di raggiungere le persone, soprattutto nelle aree più disagiate, riconoscere precocemente chi non è protetto e costruire, senza giudicare, la fiducia necessaria ad accompagnare le famiglie verso scelte consapevoli. La prevenzione ha bisogno di capillarità: dove i servizi si allontanano dal territorio, chi già fatica ad accedere alle cure fatica ancora di più a raggiungere la prevenzione. È il compito dei Servizi di igiene e sanità pubblica, dove l’Assistente sanitario opera insieme ai Medici igienisti: chiamata attiva, counselling, verifica dello stato vaccinale, sorveglianza epidemiologica, raccordo con pediatri, medici di famiglia e scuole.

È inevitabile chiedere di investire stabilmente in questi servizi e in questa figura professionale, oggi spesso sottodimensionata: sistemi omogenei di richiamo attivo dei non aderenti, flusso strutturato dei dati vaccinali tra scuole e servizi, coordinamento sanitario stabile nei territori. È un modello di sanità d’iniziativa: usare i dati disponibili per individuare chi non è protetto e raggiungerlo, invece di attendere che sia il cittadino a rivolgersi ai servizi. Senza investimenti stabili nel personale, nessuna campagna di comunicazione può colmare da sola il divario di protezione.

Quanto accaduto a Palermo ricorda, nel modo più doloroso, che i risultati contro le malattie infettive non sono acquisiti per sempre. Difenderli significa investire nei programmi vaccinali, nei professionisti della prevenzione e nella relazione di fiducia tra cittadini e servizi sanitari. 

 

21 agosto 2026

 

a cura di:

Alberto Carrus - Gruppo di lavoro Vaccinazioni AsNAS

Elena Nichetti - Presidente nazionale AsNAS

Alessandra Sotgiu - Gruppo di lavoro Vaccinazioni AsNAS

Luigi Vitale - Presidente AsNAS Sicilia

 

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